YEARNING (Yume no onna, 1993), Bandō Tamasaburō V

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Secondo film di Bandō Tamasaburō V come regista, con protagonista ancora una volta Sayuri Yoshinaga. Kaede è l’amante di un ricco mercante. Quando lui muore, lei è costretta a vivere in strada e a cedere la figlia piccola alla famiglia del mercante. Mentre lavora in un bordello di lusso nei pressi della baia di Tokyo, incontra due uomini che cambieranno la sua vita.

Tra i più grandi onnagata del teatro kabuki, insignito del prestigioso titolo di Tesoro nazionale vivente, Bandō Tamasaburō V non solo ha dedicato la sua vita al palcoscenico, ma ha lavorato intensamente anche nel cinema sia come interprete (lasciandoci un personaggio indimenticabile, quello della diafana e misterica Yuri/Princess Shirauyki di Demon Pond, 1979) che come regista di tre lungometraggi. Uno di questi, Yearning (Yume no onna, conosciuto anche come The Dream Woman, 1993) è stato presentato nella selezione ufficiale in concorso alla Berlinale.
Di recente il film è riapparso in rete, nella copia in HD del canale giapponese Wowow, ed è una magnifica occasione per conoscere meglio il versatile talento di questo raffinatissimo artista.

Nella tumultuosa decade dei ’90, Yume no onna si presenta in tutto il suo dichiarato, finissimo anacronismo. In un periodo che ci ha dato opere radicali e dirompenti come Tetsuo II: Body Hammer (1992) o Sonatine (1993), il film di Bandō Tamasaburō appare come un sogno nostalgico dalla bellezza madreperlata. Fotografato in un bianco e nero ora argenteo, ora magnificamente contrastato e grafico, Yume no onna guarda alla “bellezza e tristezza” del cinema di Mizoguchi, cui si accosta con atteggiamento rispettoso; ma allo stesso tempo possiede un impeto originale e innovativo.

La classicità, immortalata nella grazia della messa in scena, nella estrema stilizzazione scenografica e interpretativa, così come nell’amara vicenda di un sacrificio femminile – in un contesto di oppressione e infelicità – viene reinterpretata e trasfigurata. Bandō Tamasaburō si ispira alla fluidità dei movimenti di macchina di Mizoguchi, ma ne scuote l’armonia con continui riassestamenti dello sguardo; i frequenti dolly cercano una “messa a fuoco” continua sulla protagonista femminile, talora umanissima, altre volte fortemente idealizzata.

Per un artista come Bandō, la compresenza di umana emozione ed elaborata stilizzazione costituisce l’essenza stessa della propria ricerca, sia come interprete che come regista; Yume no onna contiene numerosi “quadri” squisitamente composti, distillati di un “falso” teatrale che racchiude intense situazioni emotive.
Artista sensibile, Bandō non rimane indifferente alle rivoluzioni cinematografiche e culturali che lo hanno preceduto, e fa sì che Yume no onna non sia semplicemente una preziosa cartolina dal passato. Gli squilibri armonici sono infatti presenti, soprattutto nella gestione del tempo narrativo: lentezze, afasie, pause smarrite, blocchi e sospensioni temporali. La classicità viene squarciata dall’alienazione moderna, e il pensiero umano da angosce esistenzialiste. Sul film aleggia il peso di una contingenza e di un’inquietudine contrapposte alla stoica rassegnazione dei personaggi femminili del passato. Il cielo plumbeo, gli esterni visibilmente ricostruiti sono espressione di un approccio metacinematografico e di una riflessione sulla cultura sessista e mortificante del Paese.

Questi elementi impediscono al film di irrigidirsi in una staticità ordinata e convenzionalmente malinconica. Vanno inoltre menzionate le interpretazioni della protagonista Sayuri Yoshinaga, pallida e aggraziata come un dipinto ukiyo-e, ma anche viva e trepidante; e soprattutto di Kirin Kiki nei panni della cameriera Omatsu, una vera forza della natura. Kirin interpreta un ruolo tipico alla Iida Chōko, ma lo investe di spirito nuovo e di una turbolenza che “corrompono” la disciplina delle immagini.

English Version

Bandō Tamasaburō V’s second film as director, once again starring Sayuri Yoshinaga. Kaede is the lover of a wealthy merchant. When he dies, she is forced to live on the streets and leave her young daughter with the merchant’s family. While working in a high-end brothel near Tokyo Bay, she meets two men who will change her life.

Among the greatest onnagata of Japanese kabuki theatre, and honored with the prestigious title of Living National Treasure, Bandō Tamasaburō V has devoted his life not only to the stage but also worked intensely in cinema—both as an actor (leaving us the unforgettable, diaphanous and mysterious Yuri/Princess Shirayuki in Demon Pond, 1979) and as the director of three feature films. One of these, Yearning (Yume no onna, also known as The Dream Woman, 1993), was presented in the official competition at the Berlinale.
The film has recently resurfaced online in an HD copy broadcast by the Japanese channel Wowow, offering a wonderful opportunity to rediscover the versatile talent of this refined artist.

Amid the tumultuous decade of the ’90s, Yume no onna reveals itself in all its deliberate and exquisite anachronism. In a period that produced radical and disruptive works such as Tetsuo II: Body Hammer (1992) and Sonatine (1993), Bandō Tamasaburō’s film appears as a nostalgic dream with a mother-of-pearl sheen. Shot in a black and white that is at times silvery, at times magnificently contrasted and graphic, Yume no onna looks toward the “beauty and sadness” of Mizoguchi’s cinema with reverence; yet it also possesses an originality and a surprisingly innovative impulse.

Classical aesthetics—embodied in the grace of the mise-en-scène, in the extreme stylization of sets and performances, and in the bitter tale of female sacrifice within a context of oppression and sorrow—are here reinterpreted and transfigured. Bandō Tamasaburō draws inspiration from Mizoguchi’s fluid camera movements, but unsettles that harmony with continuous readjustments of the gaze; the frequent dolly shots pursue a perpetual “refocusing” on the female protagonist, at times deeply human, at others distinctly idealized.

For an artist like Bandō, the coexistence of human emotion and elaborate stylization lies at the heart of his artistic quest, both as performer and director: Yume no onna contains numerous exquisitely composed “tableaux,” distillations of a theatrical “artifice” that encloses intense emotional states.
A sensitive artist, Bandō is not indifferent to the cinematic and cultural revolutions that preceded him, and ensures that Yume no onna is far more than a precious postcard from the past. Harmonic imbalances are present above all in the treatment of narrative time: slownesses, aphasias, lost pauses, blocks, and temporal suspensions. Classical form is torn open by modern alienation, and human thought by existential anguish. The film is pervaded by a sense of contingency and unrest that stands in contrast to the stoic resignation of female characters of the past. The leaden sky and the visibly reconstructed exteriors express a metacinematic approach and a reflection on Japan’s sexist and stifling cultural traditions.

These elements prevent the film from crystallizing into orderly, conventionally melancholic stillness. Also noteworthy are the performances of the lead actress Sayuri Yoshinaga—pale and graceful like an ukiyo-e painting, yet alive and trembling—and especially Kirin Kiki as the maid Omatsu, a true force of nature. Kiki plays a role reminiscent of Iida Chōko, but infuses it with a new spirit and a turbulence that ultimately “corrupts” the discipline of the images.

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Nubi Fluttuanti è un progetto di Marcella Leonardi dedicato al cinema giapponese classico e contemporaneo.
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