A WOMAN’S TESTAMENT (Jokyō, 1960) di Yoshimura, Ichikawa, Masumura

Speciale Kōzaburō Yoshimura

Come scrive il critico Tadao Sato, “il regista Yoshimura usa coscientemente la tecnica della costruzione trasversale, con un’impressione di profonda tridimensionalità”. Questa particolare intraprendenza registica, unita ad un’appassionata vena umanista e una predilezione per personaggi di grande vitalità e fuori dal comune la ritroviamo anche nel film “di donne” diviso in tre episodi A woman’s testament (Jokyō), diretto dai grandi registi Daiei: oltre a Kōzaburō Yoshimura, Yasuzō Masumura e Kon Ichikawa.

Nel primo episodio, Una donna a cui piace mordere le orecchie, Masumura ritrova la sua Aozora Musume (Ragazza del cielo blu) Ayako Wakao, ancor più spregiudicata e indipendente. Nel ruolo di una “call girl” pragmatica e perfettamente a suo agio nel nuovo spirito del paese – trasformato dall’occupazione americana e dal capitalismo – Wakao ritrova autocontrollo e determinazione dopo una breve delusione romantica.
Nel secondo episodio diretto da Ichikawa Una donna che vende cose a caro prezzo, la diafana Fujiko Yamamoto interpreta una donna misteriosa e fantasmatica che seduce uno scrittore. Ichikawa manifesta quella propensione all’astrazione metafisica che caratterizza parte della sua produzione artistica. L’episodio gioca con i generi e dal racconto fantastico alla Ugetsu (Mizoguchi, 1953) approda alla commedia di costume, lasciandoci alcune sequenze visivamente raffinatissime.

Chiude il film Yoshimura con il terzo episodio dal titolo Una donna che ha dimenticato l’amore, a mio parere il più bello. Interpretato da Machiko Kyō, ci presenta una donna indipendente e inaridita dalla vita, ma capace di riaprirsi all’amore e al sentimento di un futuro grazie all’incontro con un amante del passato. La prova dell’attrice, magnifica e sensibile, ci svela ogni emozione: le disillusioni posate sul suo volto volano via come rondini; lo sguardo, le tristi pieghe delle palpebre, riacquistano una gioia, una luce. Yoshimura studia la protagonista da differenti prospettive, ne accarezza la curva del corpo, la spia da dietro uno shōji, si avvicina per cogliere in primo piano i mutamenti, il sorriso. Senza sentimentalismi, il regista è in grado di farci provare una commozione autentica grazie a una macchina da presa viva e partecipe, aderente al personaggio nella più completa sincerità. Profondo conoscitore del cinema giapponese, Yoshimura ibrida lo stile classico con le istanze del cinema americano, che aveva avuto modo di studiare: il risultato è un cinema personale e bellissimo, che riempie lo schermo di personaggi femminili sfaccettati, moderni, vere eroine del ‘900.

[Lo speciale comprende The Ball at the Anjo House (1947)Clothes of Deception (1951)An Osaka Story (1957) –  Night Butterflies (1957)A woman’s testament (1960)] 

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