“Shomingeki” (dramma popolare) ambientato in tempo di guerra, Sincerity inizia con la consegna delle pagelle di una scuola rurale. I risultati delle compagne di classe Nobuko e Tomiko si sono invertiti: la prima è scivolata nella graduatoria, mentre la seconda diventa la prima della classe. Questo improvviso cambiamento scatena un dramma ancora più profondo quando la madre di Nobuko litiga con il padre, rivelando un passato sentimentale tra l’uomo e Tsuta, la madre single di Tomiko. Dopo aver ascoltando la conversazione, Nobuko decide di condividere il segreto con Tomiko.
Mikio Naruse gira Sincerity nel 1939, sotto la rigida censura del Ministero degli Interni; il finale è apertamente propagandistico – così come esigeva la Legge sul Cinema, con la quale il governo aveva esteso il suo controllo a partire dalle sceneggiature – ma il film è un bellissimo, “autentico” Naruse. Nel corso della sua vita il regista cercò sempre di accettare i dettami del particolare momento storico, inclusi interventi censori; ma la grazia del suo stile e il suo sguardo intimo e umanista riuscirono a trascendere i limiti imposti alla propria arte.
Sincerity è un magnifico esempio della raffinatezza dell’autore, del suo “tocco” sottile ma intenso, in grado di trattenere un’emotività profonda senza mai eccedere in sentimentalismi o parossismi melodrammatici. La cifra del cinema di Naruse è la discrezione, con la quale egli espresse un tratto antropologico/culturale essenzialmente giapponese traducendolo in sguardo partecipe ma privo di giudizio o d’invadenza. La macchina da presa osserva con rispetto, si posa delicatamente sui volti per cogliere una lacrima furtiva, si mantiene spesso a distanza per non sfruttare mai i personaggi né ricattare emotivamente lo spettatore.
In Sincerity troviamo anche primissimi piani, che il regista riserva esclusivamente alle due ragazzine: l’infanzia, in virtù della sua spontaneità, può riempire l’inquadratura senza caricarla di sovrastrutture emotive che ne possano inquinare il dato intimo e reale.
Naruse si accosta alle piccole protagoniste con spirito moderno, componendo episodi di vivace realismo. Le scene riservate a Tomiko e Nobuko sembrano precorrere la Nouvelle Vague, in particolare la delicatezza dolceamara di Truffaut: i dialoghi sono privi di falsa leziosità, il rapporto tra le due è diretto e onesto, un misto di istintività, affetto e protezione reciproca. Le due ragazze sono ritratte in modo così vivido, sempre di corsa, curiose e intelligenti, che solo guardarle è un piacere. Ignare delle complicazioni del mondo degli adulti e di quelle gerarchie che dovrebbero rigidamente separare le classi inferiori da quelle più elevate, le ragazzine sono unite da un legame immediato e intuitivo. La personalità irruente e affettuosa di Nobuko è liberatoria per la più assennata e timida Tomiko, ed entrambe si completano nella comprensione delle mutuali differenze caratteriali.
Nel dialogo che costituisce il climax del film, in cui Nobuko rivela a Tomiko della relazione sentimentale tra la madre della bambina, Tsuta, e il proprio padre Keikichi, Naruse orchestra con un montaggio invisibile una discreta ma sotterraneamente tumultuosa sinfonia di emozioni. Cresce la tensione, scoppia un litigio, i volti si alternano sullo schermo con ritmo musicale; il contrasto si trasforma in pianto all’unisono, con i corpi allineati sulla medesima melodia interiore, sino a “diventare una cosa sola” nel parallelismo dei movimenti.
A differenza di Ozu, Naruse ricorre di rado alle “pose parallele” come strumento significante (un altro esempio è Nubi Fluttuanti, con i due amanti naturalmente inclini a condividere la stessa “lingua” non verbale); nel caso di Sincerity, la stilizzazione sottolinea la dimensione separata e di forte intesa tra le due ragazzine.
Nobuko e Tomiko anticipano inoltre quella tensione alla libertà che animerà tanti personaggi femminili del cinema di Naruse. Inquiete e protese verso il futuro, le bambine vivono un conflitto interiore tra l’aderenza alle regole e un indistinto desiderio di ribellione, prefigurando le soggettività desideranti di tante protagoniste adulte, in particolare del dopoguerra. Il regista sembra immaginare quella futura infelicità che non può non colpire due spiriti sensibili e pensanti, pronti a mettere in discussione lo stato delle cose ma allo stesso tempo intrappolati all’interno di archetipi sociali e culturali.
Particolarmente bella è la scena in cui Nobuko assiste alla discussione tra i suoi genitori, realizzata mediante un uso espressivo della profondità di campo: il regista pone la bambina in avampiano e la coppia sullo sfondo, distante, collocata in un mondo “altro” dal quale Nobuko è esclusa.
Altrettanto significativa è la raffigurazione del mondo degli adulti, caratterizzato da maschere e finzioni sociali, profondo senso di insoddisfazione e “messa in scena” di una serenità apparente, in cui i sentimenti più autentici vengono soppressi: spesso il regista si serve metaforicamente di una tenda per velare il volto dei personaggi, rendendoli opachi all’altro.
Al contrario, nella scena dell’incontro tra Keikichi e Tsuta, Naruse sceglie la limpidezza di una riva luminosa ed estiva. Come accade frequentemente nel suo cinema, gli elementi naturali sono un monito (la violenza di un lampo, l’intensità di un raggio di sole) a non dimenticare i sentimenti più veri, di cui la natura è lo specchio limpido e sincero. I due adulti, incontrandosi dopo anni, celano gli imbarazzi sopprimendo le proprie emozioni in un non detto che traluce nello scintillio del fiume. Questa scena in esterni sembra magicamente conservare intatte la freschezza dell’aria e l’innocenza sensuale della riva assolata; Naruse pone a contrasto la libertà del paesaggio e il rigido scambio di formalità della coppia.
Sul piano formale Sincerity è caratterizzato da uno stile più composito e ornamentale (secondo il gusto dell’epoca) rispetto al classico nitore del cinema successivo. Nel film troviamo dissolvenze, angolazioni insolite e frequenti movimenti di macchina; ma vi è sempre, a presiedere la sperimentazione linguistica, il senso di una misura, un’eleganza che è il corrispettivo di quell’equilibrio emotivo che Naruse adotta nell’osservare i personaggi, accostandosi ai conflitti interiori con un’amore e una comprensione di cui il suo stile è la trasfigurazione poetica.





























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