IL SOGNO DEL KABUKI: DAL PALCOSCENICO ALLO SCHERMO

Speciale cinema e teatro Kabuki
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Il fascino misterioso degli onnagata, l’evanescenza di stilizzazioni e cromatismi, l’estetica del falso e del meraviglioso, storie struggenti d’amore e morte tra petali e farfalle… In occasione dell’imminente uscita di KOKUHO di Lee Sang-il, ho ripercorso alcune tappe essenziali delle frequenti contaminazioni tra teatro classico (Kabuki e Bunraku) e cinema giapponese, un ambito che studio da qualche tempo con passione crescente.

Il teatro Kabuki si afferma tra Seicento e Ottocento come racconto vivo della storia passata e presente, accogliendo eroi, fantasmi e passioni in un’esperienza emozionante e spettacolare. Accanto al repertorio tradizionale emergono drammi contemporanei, storie di gente comune, amori impossibili, tragedie ispirate alla cronaca recente, che il pubblico riconosce come proprie. Poiché le donne, per motivi di morale pubblica, erano interdette dalla scena, a incarnarle troviamo gli onnagata: attori specializzati nei ruoli femminili, celebrati per la loro inafferrabile grazia. Attorno a loro si costruisce un vero culto: il Kabuki non era solo teatro, ma anche volto, presenza, idolatria collettiva.

Grazie ai grandi registi del cinema giapponese, quell’immaginario di gesti codificati, passioni estreme e personaggi popolari ha trovato una nuova forma di risonanza e memoria, una nuova magia esaltata dalle possibilità del cinema.

Click sui link per le singole recensioni complete.


THE STORY OF THE LAST CHRYSANTHEMUMS (Zangiku Monogatari, 1939), Kenji Mizoguchi

Il protagonista Kiku, mentre interpreta con grande delicatezza il ruolo onnagata di Sumizome, è inquadrato da Mizoguchi dietro finissimi tendaggi: l’artista appare separato dal mondo, isolato nella propria sensibilità.

TRAVELLING ACTORS (Tabi yakusha, 1940), Mikio Naruse

Nel 1940 Naruse mantiene una relativa indipendenza ripiegando su soggetti classici come il teatro kabuki. Sotto le spoglie del racconto tradizionale allestisce, con gusto ludico e palpabile spensieratezza, una commedia popolata da scalcagnati teatranti girovaghi, pomposi affaristi di paese e ingenue geishe, sullo sfondo del Giappone rurale.

THE WAY OF DRAMA (Shibaidō, 1944), Mikio Naruse

Naruse studia l’essenza del divismo attraverso la presenza carismatica di Kazuo Hasegawa, all’epoca tra le più grandi star del Giappone. Le inquadrature del pubblico colgono l’entusiasmo per le apparizioni di Shinzo e la sua presa simbolica sull’immaginario.

THE GHOST OF YOTSUYA (Yotsuya Kaidan, 1949), Keisuke Kinoshita

Yotsuya Kaidan è forse la più celebre storia di fantasmi giapponese: una vicenda di tradimento, omicidio e vendetta che ebbe un successo immediato. Il personaggio di Oiwa, accolto con entusiasmo dal pubblico, allude alla condizione femminile nella società patriarcale e incarna, al tempo stesso, lo spettro di un femminile vendicativo.

A STORY FROM CHIKAMATSU (Chikamatsu Monogatari, 1954), Kenji Mizoguchi

Basandosi sull’opera di Chikamatsu Monzaemon, Mizoguchi mette in scena l’amore struggente di Osan e Mohei. Trasfigurati dalle emozioni, i due sembrano già oltre il mondo: “Ti prego, ascoltami, affinché nessuna parte del mio cuore rimanga qui.”

THE BALLAD OF NARAYAMA (Narayama bushikō, 1958), Keisuke Kinoshita

In 98 minuti il film fonde storia e futuro, tradizione e avanguardia. Kinoshita aderisce agli stilemi del kabuki senza tradirli, trasformandoli in un linguaggio cinematografico raffinato ma accessibile: sipari che si aprono, fondali che scompaiono, albe e tramonti in successione, tra campi dorati e lune misteriose.

ERBE FLUTTUANTI (Floating Weeds – Ukigusa, 1959), Yasujirō Ozu

Ozu ci presenta una compagnia kabuki tra le più scalcagnate, i cui membri sono avviluppati in una “vampata d’amore”: scenate, bugie, tragicomici drammi della gelosia.

THE MAD FOX (Koiya koi nasuna koi, 1962), Tomu Uchida

Un film ibrido e meraviglioso, nel senso più puro del termine. Palcoscenici rotanti, fondali che scompaiono, trionfi cromatici, fiori e farfalle invadono lo schermo, proiettandoci in un’altra realtà.

AN ACTOR’S REVENGE (Yukinojō henge, 1963), Kon Ichikawa

Ichikawa compone un film di bellezza indicibile: la macchina da presa abolisce i confini del palcoscenico e ne moltiplica la magia. Memorabile Kazuo Hasegawa, affascinante nel ruolo di Yukinojō, onnagata la cui grazia trascende ogni distinzione tra i sessi.

KENJI MISUMI: DESTINY’S SON (1962)

In Destiny’s son percepiamo un forte senso di disvelamento della finzione: inquadrature dall’alto mostrano gli spazi come set teatrali. Protagonista è Raizo Ichikawa, proveniente dal kabuki, figura errante e tragica.

LA BALLATA DI ORIN (Hanare goze Orin, 1977), Masahiro Shinoda

Operazione di contaminazione e trasformazione: il richiamo al kabuki passa attraverso la stilizzazione dei gesti. Orin “porge la mano” in un movimento che è insieme offerta e richiesta di aiuto.

DEMON POND (Yasha-ga-ike, 1979), Masahiro Shinoda

Shinoda esalta e nega l’origine teatrale: ricostruisce paesaggi in studio e lavora sulla gestualità rituale. Il ruolo di Yuri è affidato a Bandō Tamasaburō V, tra i più celebri onnagata.

YEARNING (Yume no onna, 1993), Bandō Tamasaburō V

Onnagata insignito del titolo di Tesoro nazionale vivente, Tamasaburō ha dedicato la sua vita al palcoscenico e al cinema. Yume no onna, di cui è regista, cerca una continua “messa a fuoco” sulla protagonista, sospesa tra umanità e idealizzazione.


Altri articoli legati al teatro classico:

TSURUHACHI AND TSURUJIRO (Tsuruhachi Tsurujirō, 1938), Mikio Naruse
La vicenda artistica e sentimentale del duo “Tsuruhachi e Tsurujiro”, formato dal cantante Jirō e dalla suonatrice di shamisen Tayo. Il film si concentra su Kazuo Hasegawa, divo all’apice della fama, formatosi nel kabuki e celebre nei ruoli di onnagata.

The Love of Sumako the Actress (Joyū Sumako no koi, 1947), Kenji Mizoguchi
Molto amata dal pubblico, Sumako porta un “nuovo teatro”, liberandosi delle stilizzazioni del kabuki. Diventa Nora di Casa di bambola, interpreta Shakespeare e Tolstoj, dando vita a figure femminili ardenti e indomabili.

Kazuo Hasegawa: il più grande.

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