Paure e fantasmi: un percorso tra classici, opere indipendenti e horror moderni per vivere la notte di Halloween con il cinema giapponese.
Fears and ghosts: a journey through classics, indie works, and modern horror films to experience Halloween night through the lens of Japanese cinema.
KURONEKO (Yabu no Naka no Kuroneko, 1968), Kaneto Shindō
Stupendo film di Kaneto Shindō, allo stesso tempo struggente e sinistro. I fantasmi sono dolenti e hanno una grazia che li eleva sulla crudeltà umana. La ferocia convive con la tenerezza, il desiderio di vendetta con il rimpianto dell’intimità perduta. Shindō si pone dalla parte delle donne e dell’amore.
A magnificent film by Kaneto Shindō, at once poignant and sinister. The ghosts are sorrowful, endowed with a grace that lifts them above human cruelty. Ferocity coexists with tenderness, the desire for revenge with a longing for lost intimacy. Shindō sides with women and with love.

JUNJI ITŌ MANIAC: Japanese Tales of the Macabre (2023), Shinobu Tagashira
Junji Itō ha costruito, nel tempo, un universo dai tratti riconoscibili, ludico e deviato. Sangue, esplosioni gelatinose, corpi che si svuotano e raggrinziscono, biologie impazzite: entità malvagie prendono possesso della normalità distruggendola radicalmente.
Junji Itō has gradually built a recognisable universe, playful and twisted. Blood, gelatinous eruptions, bodies that empty out and shrivel, biological processes gone haywire: malevolent entities take hold of the ordinary, destroying it completely.

ONIBABA (1964), Kaneto Shindō
La sensibilità del regista viene trasfigurata in una realtà spiritualizzata e misteriosa, in cui i personaggi raccontano di demoni, di cieli che diventano neri e animali che nascono deformi. L’ombra della bomba atomica si cela nella percezione di queste alterazioni e di un mondo irrimediabilmente contaminato.
The director’s sensibility is transfigured into a spiritualised, mysterious reality, where the characters speak of demons, skies turning black and animals born deformed. The shadow of the atomic bomb lurks in the perception of these disturbances and of a world irreparably contaminated.

TOKYO GORE POLICE (Tōkyō Zankoku Keisatsu, 2008), Yoshihiro Nishimura
Tokyo Gore Police si serve di effetti pratici per gusto della messa in scena, del falso, del teatro dell’eccesso e del grandguignol. Nishimura è legato indissolubilmente all’ horror avventuroso e degenerato del passato, a una visionarietà oltraggiosa e ludica.
Tokyo Gore Police employs practical effects for the sheer pleasure of performance, artifice, theatricality, excess, and grand guignol. Nishimura remains deeply connected to the adventurous and degenerate horror cinema of the past, to a form of outrageous and playful imagination.

964 PINOCCHIO (1991), Shozin Fukui
Strutturato in forma non lineare come un incubo accelerato in steadicam, il film dispiega ossessivamente immagini deragliate, visioni brutaliste e concrete di un paesaggio cementificato, in cui i personaggi si muovono impazziti come marionette in stop-motion.
Structured non-linearly like an accelerated nightmare in steadicam, the film obsessively unfolds derailed images, brutalist and concrete visions of a cemented landscape, where characters move in madness like stop-motion puppets.

BRONZE MAGICIAN (Yōso, 1963), Teinosuke Kinugasa
Muovendosi liberamente tra i generi, Kinugasa introduce il personaggio servendosi di stilemi horror che sono specchio della sua natura oscura. Alberi agitati dal vento, pioggia e lampi sono indice di neri presagi; la roccia cava ricorda un teschio, come in un quadro di Dalì.
Moving freely across genres, Kinugasa introduces the protagonist through horror motifs that reflect his dark nature. Wind-shaken trees, rain, and lightning foreshadow ominous events; a hollow rock resembles a skull, like something out of a painting by Salvador Dalí.

A GIRL IN MY ROOM (Sayonara Konbanwa, 2022), Natsuki Takahashi
“Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi”. A Girl in My Room è una piccola opera fantastica che guarda, con ironia, al mito giapponese degli yūrei realizzandone una versione delicata, da commedia sofisticata.
“Every love story is a ghost story.” A Girl in My Room is a small, fantastic film that looks with irony to the Japanese myth of the yūrei, offering a delicate, almost sophisticated-comedy reinterpretation.

I AM A HERO (Ai Amu A Hīrō, 2015), Shinsuke Satō
Il volto urbano del Giappone acquista una qualità stralunata e western in cui gli zombie, ancora legati al proprio passato, rivivono la loro condizione terrena bloccati in una coazione a ripetere. Lo zombie diviene emblema di alienazione, scarto di una società che priva gli esseri umani di un’identità e li riduce a morti viventi.
The urban face of Japan takes on a bizarre, almost Western quality, where zombies—still bound to their past—are trapped in a compulsive repetition of what was once their condition. The zombie becomes an emblem of alienation, a byproduct of a society that strips human beings of identity and reduces them to the living dead.

THE GHOST OF YOTSUYA (Yotsuya Kaidan, Part I and II, 1949), Keisuke Kinoshita
Oiwa appartiene al regno delle donne-spirito (yūrei), creature di ombrosa malinconia, vittime di morte violenta e trattenute nel mondo terreno da impulsi di vendetta; è una figura liminale, una creatura mortale schiacciata dalla sua stessa devozione all’universo maschile e trasformata in fantasma dolente e rancoroso.
Oiwa belongs to the realm of female ghosts (yūrei), creatures of shadowy melancholy who have suffered violent deaths and remain bound to the earthly world by their desire for revenge; she is a liminal figure, a mortal woman crushed by her own devotion to a male-dominated world and transformed into a grieving, resentful ghost.

PERFECT BLUE (Pāfekuto burū, 1997), Satoshi Kon
Satoshi Kon ha una visione totalizzante del cinema come strumento surrealista e persino veggente con cui indagare il reale: da questa concezione deriva la struttura particolare di Perfect Blue, i cui piani del racconto dialogano e si scontrano.
Satoshi Kon’s all-encompassing vision of cinema sees it as a surrealist, even clairvoyant instrument for investigating reality. From this conception emerges the distinctive structure of Perfect Blue, whose narrative planes enter into dialogue and collide.

BATTLE ROYALE (Batoru Rowaiaru, 2000), Kinji Fukasaku
In una società in profonda crisi economica, alcuni liceali vengono sorteggiati dal governo e mandati su un’isola a massacrarsi a vicenda. Il regista giunge alla fine del ‘900 con un carico psicologico, culturale ed estetico esplosivo. Coglie, in particolar modo, la regressione infantile di una società adulta pronta alla competizione con l’oggetto del suo desiderio, ovvero una prolungata adolescenza.
In a society in the midst of a deep economic crisis, some high school students are selected by the government and sent to an island to slaughter one another.The director reaches the end of the twentieth century carrying an explosive psychological, cultural and aesthetic charge. In particular, he grasps the infantile regression of an adult society ready to compete with the very object of its desire: a prolonged adolescence.

UGETSU (Ugetsu monogatari, 1953), Kenji Mizoguchi
Al realismo della dura vita contadina si sovrappone un velo fantasmatico di nebbie, spiriti che non trovano pace, esseri umani vili e pulsionali, desideri che scarnificano, sogni, malinconia.
Over the realism of harsh peasant life falls a spectral veil of mist, restless spirits, craven human beings driven by instinct, desires that strip away the flesh, dreams and melancholy.

SÉANCE (Kōrei, 2000), Kiyoshi Kurosawa
Sono rancorosi, i fantasmi di Kurosawa, ma più di ogni altra cosa sono tristi. La sofferenza ne ha offuscato i lineamenti, i corpi curvi esprimono desiderio e mancanza, le mani sono tese verso un contatto. Gli spiriti hanno assunto forma corporea, ma il loro viso sembra dissolto dalle lacrime.
Kurosawa’s ghosts are resentful, but above all they are sad: suffering has blurred their features, their hunched bodies express longing and absence, their hands reach out for contact. The spirits have taken corporeal form, yet their faces seem dissolved by tears.

UNDER THE BLOSSOMING CHERRY TREES (Sakura no mori no mankai no shita, 1975), Masahiro Shinoda
Una vicenda agghiacciante, in cui i confini tra sogno e incubo, bellezza e orrore sono labili e sfuggenti come il vento gelido che spira tra i petali. La foresta di ciliegi in fiore osserva il male dell’uomo e lo investe del suo potere e del suo monito: la dissoluzione.
A chilling tale, in which the boundaries between dream and nightmare, beauty and horror, are as faint and elusive as the icy wind that blows among the petals. The forest of blossoming cherry trees watches humanity’s evil and brings its power and warning to bear upon it: dissolution

DEMON POND (Yasha-ga-ike, 1979), Masahiro Shinoda
Shinoda affida a Bandō Tamasaburō V, tra i più celebri e venerati onnagata (attore kabuki specializzato in personaggi femminili) il ruolo di Yuri/Principessa Shirayuki; e aderisce con serietà allo spirito dell’opera originale, dando vita a un dramma magico e suggestivo, al contempo raffinatissimo e popolare.
Shinoda casts Bandō Tamasaburō V, one of the most celebrated and revered onnagata (Kabuki actors specialising in female roles) as Yuri/Princess Shirayuki. He remains deeply faithful to the spirit of the original work, creating a magical, evocative drama, at once exquisitely refined and popular in its appeal.

CHIME (2024), Kiyoshi Kurosawa
Il tema del doppio da sempre è il cuore della poetica di Kurosawa. La follia si insinua attraverso un suono – chime, un rintocco melodioso – che genera una mutazione in chi lo ascolta: un doppelgänger si impadronisce del sé passivo e reclama un’anarchica vendetta.
The theme of the double has always been at the heart of Kurosawa’s poetics. Madness creeps in through a sound—a melodic chime—that triggers a transformation in the listener: a doppelgänger takes hold of the passive self and demands an anarchic revenge.

TAG (Riaru Onigokko, 2015), Sion Sono
Il gore di Tag è eccitante, surreale e un trionfo di estetica del falso; le ascendenze culturali del cinema di Sono vanno dalla classicità all’ero guro, dal pop della pubblicità al potere evocativo e drammatico di una sinfonia.
The gore of Tag is exhilarating and surreal, a triumph of the aesthetics of the fake; the cultural roots of Sono’s cinema range from classical tradition to ero guro, from the pop language of advertising to the evocative and dramatic power of a symphony.

VISITORS: COMPLETE EDITION (2023), Kenichi Ugana
Visitors con grande energia ci conduce attraverso una personale “storia del cinema”, in un giardino di idee dove esplodono immagini di Lucio Fulci, Nobuhiko Obayashi, il demenziale di Zucker-Abrahams-Zucker e persino un cameo di Lloyd Kaufman, fondatore della Troma. Ma resta, al termine della convulsa visione, una profonda tenerezza per l’innocenza dei suoi “mostri”.
Visitors carries us with tremendous energy through a personal “history of cinema”, into a garden of ideas where images from Lucio Fulci and Nobuhiko Obayashi burst into bloom alongside the zany comedy of Zucker–Abrahams–Zucker and even a cameo by Troma founder Lloyd Kaufman. Yet what lingers at the end of this convulsive viewing experience is a profound tenderness for the innocence of his freaks.












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