Addio a Roberta Novielli

Roberta Novielli, studiosa di cinema giapponese, docente e direttrice del Ca’ Foscari Short Film Festival, ci ha lasciati. La sua scomparsa ci coglie impreparati: ancora giovane, estremamente attiva, Novielli lascia un vuoto difficile da colmare. Il suo lavoro ha fatto di lei, come afferma il critico Roberto Silvestri, “la nostra Donald Richie”. Nutro nei suoi confronti una stima enorme, non solo per la qualità – anche pionieristica – della sua opera di ricerca e promozione del cinema nipponico, ma per la determinazione con cui è riuscita ad affermare la propria autorevole voce intellettuale in un paese come il nostro, tuttora profondamente sessista. La sua passione e conoscenza continueranno a essere fonte di ispirazione.

Spirito libero, curioso e fortemente indipendente, Roberta Novielli è sempre stata disponibile, gentile e acuta, oltre che di grande simpatia, nelle conversazioni intercorse sui social. Anche se non ho avuto occasione di conoscerla di persona, nelle sue parole era sempre possibile riscontrare un entusiasmo inesauribile, assieme a una rara intelligenza. Non posso che salutarla con molta tristezza e sincera gratitudine.

Le sue opere sono oggi più che mai indispensabili. Ricordiamo, tra le altre, Storia del cinema giapponese, la prima storia del cinema giapponese pubblicata in Italia e successivamente tradotta all’estero, Metamorfosi – Schegge di violenza nel nuovo cinema giapponese, Animerama – Storia del cinema di animazione giapponese, Floating Worlds – A Short History of Japanese Animation, e il recente Storia del cinema giapponese del nuovo millennio.

Nell’introduzione a Storia del cinema giapponese del nuovo millennio il regista Miike Takashi la definisce scherzosamente una “divinità pericolosa, una comunicatrice terribilmente potente”, riconoscendole il ruolo di “evangelista del cinema giapponese, che incoraggia nuove scoperte, tra risate, lacrime e talvolta rabbia”:

“Il mio nome è Miike Takashi.
Sono un umile regista di un Paese insulare dell’Estremo Oriente.
Nonostante io non sia grande, ci sono cinefili italiani che mi conoscono (…)
Dunque, perché c’è chi conosce me e il mio cinema?
C’è una risposta chiara a questa domanda.
Perché c’era Roberta Novielli.”

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